San Fereolo

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La cantina San Fereolo è un gioco di incastri espresso in vini, tanti appezzamenti sparsi nel territorio di Dogliani in provincia di Cuneo. Ci troviamo nel sud del Piemonte, ad un passo dalla Langa del Barolo, in una terra che è rimasta più selvaggia, caratterizzata da boschi, noccioli e semenzai. Un paesaggio variegato dominato dalla cerchia delle alpi e dalle sue brezze fresche, ideali per un vitigno esigente come il dolcetto.. Le vigne sono state acquisite a partire dal 1992, anno di nascita di questa cantina e sono state scelte per la forza ed il carattere che avrebbero impresso ai vini, e per la storia di chi le aveva lavorate lasciando memoria di sé nel luogo. Una paziente raccolta di tasselli sparpagliati sulla destra del fiume Rea, tra Dogliani e Monforte d’Alba, che oggi danno vita ad un’azienda di 12 ettari capace di produrre circa 45mila bottiglie.

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Live wine 2017

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Il più importante evento del vino artigianale torna a Milano nel week end del 18/19 febbraio. Oltre 150 produttori da tutta Italia e dall’estero vengono a far conoscere i loro vini, tutti in degustazione con il solo biglietto d’ingresso. I produttori  praticano un’agricoltura biologica, biodinamica o naturale, producendo  il vino senza l’utilizzo di additivi. I solfiti, se aggiunti, sono utilizzati in dosi minime. Il risultato è un vino autentico, espressione massima del territorio, dell’annata e del lavoro dell’uomo.
Durante il Live Wine 2017 è inoltre possibile partecipare agli incontri e alle degustazioni a tema guidate da Samuel Cogliati, editore e divulgatore italo-francese. Le degustazioni guidate sono a numero chiuso e prenotabili online  attraverso il sito www.livewine.it.
Da non perdere anche le serate LIVE WINE NIGHT. Venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 febbraio, nelle enoteche, ristoranti e altri luoghi selezionati della città si può approfondire la conoscenza dei vini e dei territori in compagnia dei vignaioli presenti, con l’accompagnamento di musica dal vivo. L’evento si terrà presso il Palazzo del Ghiaccio in via Piranesi 14.

Monte di Grazia

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Monte di Grazia alleva con metodo biologico i suoi vigneti centenari di tintore, pepella, bianco tenera e ginestra, varietà tipiche ed esistenti solo in quest’area geografica: siamo a Tramonti e più precisamente nelle località Torina, Calvinola e Madonna delle Grazie, strette nella gola che dai Monti Lattari scende a Maiori, piccolo paese sul mare della Costa d’Amalfi. Questo territorio unico, grazie all’isolamento geografico imposto dalle montagne che lo circondano, conserva una forte identità contadina la cui attività è improntata sopratutto sull’allevamento della vite che gode di un microambiente molto favorevole, i vigneti a terrazza strappati alla roccia dolomitica vanno dai 250 ai 700 metri, notevoli sono le escursioni termiche giorno notte, godono ampiamente della brezza che spira dal mare e dell’influenza costante dei venti, infatti l’antico nome di Tramonti è Triventum, paese dei tre venti, che convogliano nella valle sottostante dalle tre diverse direzioni di provenienza e quando si uniscono e spirano con forza danno origine al vento di Tramontana, nome attribuito dai vicini amalfitani, popolo di grandi navigatori, che ne sfruttavano l’energia per prendere il largo più velocemente. La natura del terreno deve la sua formazione alla furia eruttiva del Vesuvio che nell’arco dei millenni ha spinto fin qui le sue ceneri e lapilli, è composto di turacee, una miscela di sabbia e lapilli, ma anche di argilla che conferisce al terreno un colore rossastro, pertanto i locali chiamano questo tipo di suolo “terra vulpegna”, in quanto simile al colore del manto della volpe.

Sergio Arcuri

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Siamo in Calabria e l’azienda di Sergio Arcuri si trova a Cirò Marina, in provincia di Crotone.E’ dal 1880 con il bisnonno Peppe che l’azienda prende il via, distinguendosi per la forte passione nella coltivazione e per il grande spirito di sacrificio.
Sono pochi e semplici gli attrezzi agricoli impiegati al tempo.
E’ poi il padre di Sergio ad ereditare la sapienza del nonno, e ad aprire nel 1973 una cantina che deve far fronte alle richieste dei clienti sempre più numerosi ed esigenti, che premiano la produzione di un vino rosso genuino, ricavato da uve gaglioppo tipiche della zona.
Dal 2009 Sergio, mani da contadino ed una spiccata sensibilità che lo porta a sussurrare alle viti, provvede ad una ristrutturazione della cantina paterna.
Ad oggi si produce il Cirò Rosso Classico Superiore Aris ed il Rosato Il Marinetto; prodotti che nascono da vigneti esclusivamente biologici, due ettari coltivati ad alberello a bassa resa, e circa altrettanti due ettari impiantati nel 2005 a cordone speronato.

RADOAR

vino-alto-adige-radoar-imperial-winesLa tenuta Radoar si trova a Velturno in provincia di Bolzano, sul “sentiero delle castagne della Valle Isarco”. La tenuta è stata menzionata per la prima volta in documenti risalenti al 1300. Il nome della tenuta Radoar, oggi proprietà della famiglia Blasbichler, è retoromanzo (insieme dei dialetti neolatini che si parlano nella regione delle Alpi Retiche e nel Friuli) e definisce il cerchio della vita. Per i viticoltori significa rispettare l’ambiente e la natura; dal 1997 praticano la coltivazione biologica, prestando attenzione a sostenibilità e biodiversità. I prodotti biologici vanno dai vini ai distillati, fino ai succhi di frutta. Le viti, alcune vecchie di oltre quarant’anni, si trovano ad un’altezza di 900 metri s.l.m. Parte dei vini prodotti invecchia in grandi botti in rovere per nove mesi prima dell’imbottigliamento. Le grappe ed acquaviti di frutta sono ricavate da frutta biologica, varietà di pere regionali, prugne, mele cotogne e castagne, mediante un doppio procedimento di distillazione. I vigneti crescono fino ad un altitudine di 900 m ed hanno raggiunto un’età superiore ai 40 anni di vita. Sono il terreno scistoso e l’elevata irradiazione solare che rendono possibile la viticoltura a quest’altitudine. La lavorazione biodinamica permette all’uva di raggiungere un’ottimale maturità fisiologica. L’utilizzazione di preparati biodinamici, le diverse tisane, l’accurato lavoro agricolo ed una semina diligente, ne fanno, in armonia con le fasi lunari, un’uva speciale. In cantina lavorano accuratamente usando fermenti naturali. I vini che si ricavano, vengono lasciati riposare per nove mesi in botti di rovere e acciaio, prima di essere imbottigliati in estate. E´ attraverso l’agricoltura biologica che l’ambiente, il terreno e il clima si rispecchiano in questi vini. La sinergia tra natura e agricoltura biodinamica rappresenta un’arte che raggiunge la massima espressione di valore in questa cantina.

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Cascina degli Ulivi

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Cascina degli Ulivi è un’azienda agricola biodinamica situata sulle colline di Novi Ligure in provincia di Alessandria.La cascina è conosciuta soprattutto per i vini, ma il progetto ha un respiro più ampio: una variegata produzione agricola, allevamento, un agriturismo dove è possibile pranzare e cenare con cibi e vini provenienti dalla produzione aziendale biodinamica e soggiornare per periodi più o meno lunghi nella campagna piemontese.
Diversi i vini prodotti: il Belotti rosa a base Merlot, il Belotti rosso prodotto con Dolcetto e Barbera, il Filagnotti Gavi DOC di Tassarolo a base di cortese, la splendida Barbera denominata Mounnbè, il Nibio che prende il nome da dal vitigno Nibio, antico biotipo di dolcetto a graspo rosso e per finire il meraviglioso Etoile du Raisin.

Cataldo Calabretta

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Cataldo rappresenta la quarta generazione di una famiglia di viticultori. Dopo la laurea in Enologia e Viticultura alla facoltà di Agraria di Milano ha lavorato in diverse aziende vitivinicole. Sette anni fa, insieme alle sue sorelle, ha deciso di ristrutturare l’antica cantina di famiglia e di aggiungere una nuova pagina alla nostra storia.

Da oltre 10 anni l’azienda è condotta secondo i dettami dell’agricoltura biologica, una scelta etica, che di anno in anno sta dando i suoi frutti: ha rinnovato i vigneti, continuando a coltivare il vitigno Gaglioppo su terreni collinari situati nel cuore della “DOC Ciro’”.

Non utilizza lieviti selezionati né attivanti di fermentazione di alcun genere; cerca di ridurre al minimo l’impiego di diossido di zolfo, stabilizzazione tartarica a freddo statica e filtrazione prima dell’imbottigliamento.

In cantina ha recuperato le antiche vasche in cemento, tra le più indicate per l’affinamento e la maturazione del vino Cirò.

Completano la gamma dei vini prodotti da Cataldo: il Rosato prodotto con uve Gaglioppo, il Cirò Bianco a base di Greco Bianco, il Rosato da uve Alicante, il Vino Bianco a base di uve Ansonica per chiudere con un delizioso Vino Passito da uve Malvasia.

I Cacciagalli

 

Realtà dell’Alto Casertano in forte ascesa e le cui bottiglie allettano pure autorevoli palati della stampa di settore. Diana Iannacone e Mario Basco seguono i dettami dell’agricoltura biodinamica su una superficie di 9 ettari vitati divisa in varie parcelle situate in località Cacciagalli e località Aorivola. Un’autentica interpretazione dei vitigni tipici della zona attraverso le peculiarità che il territorio offre, tracciato inequivocabilmente dall’attività del vulcano spento di Roccamonfina: altitudini dai 200 ai 300 metri sul livello del mare, con filari tutti esposti ad est, su terreni di natura vulcanica, sciolti, sabbioso calcarei e con buona sostanza organica. Mani estremamente sensibili e a segnalare addirittura ulteriori progressi in divenire la giovane età delle vigne – fino a 10 anni – impiantate ad Aglianico, Piediorosso, Pallagrello Nero, Falanghina e Fiano. Quasi tutti i vini sono affinati in anfora, con macerazioni sulle bucce più o meno lunghe e il tutto attraverso fermentazioni spontanee, nessuna chiarifica e filtrazioni, o qualsivoglia aggiunta di additivi.

Opificio del Pinot Nero

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Marco si definisce un garagista, piccoli numeri e serie limitate. Pinot Nero vinificato in rosso e soprattutto Spumante Metodo Classico. Una sfida difficile: il Pinot Nero, oltre ad essere una delle varietà più impegnative da coltivare in vigna, è anche un’uva che non perdona l’inesperienza in cantina, pena la produzione di un prodotto mediocre e banale. Il punto di riferimento di Marco è chiaramente la Francia, ovvero Champagne e Borgogna. A casa, nella sua “stanza del vino”, ha esposto tutte le bottiglie che gli hanno fatto provare una grande emozione. “Mi servono per non perdere il senso della mia ricerca. Su ognuna ho scritto con chi l’ho bevuta, dove e quando, e spesso un commento. Lo so, sono quasi tutte bottiglie francesi, ma che volete farci? Il grande pinot nero lo fanno loro! ” Marco vuole sperimentare tutte le possibili espressioni del vitigno di cui è innamorato, ma è consapevole che ogni sperimentazione in cantina deve partire da una materia prima perfetta. Non si stanca mai di ripetere che solo con un’uva buona e sana possiamo ambire a produrre un vino buono e sano. È quindi nei vigneti che vengono concentrati inizialmente gli sforzi: scelta dei siti con le migliori caratteristiche micro-climatiche e geologiche, migliori cloni francesi, potature severissime per ottenere rese molto basse, vendemmia manuale in cassette solo quando l’uva ha raggiunto la perfetta maturazione aromatica e polifenolica. E – innanzitutto – imponendo anche ai propri conferenti un’agricoltura rispettosa della terra e dell’ambiente. È un perfezionista, consapevole della propria ossessione per la qualità. Dal 2009 vengono commercializzati dall’Opificio del Pinot Nero spumanti rigorosamente metodo classico, sia bianchi che rosé. Marco ama le bollicine raffinate ed eleganti, e sin dall’inizio sceglie di far riposare le bottiglie sui lieviti per molti anni, lasciando che sia il tempo a sviluppare i complessi profumi terziari e un perlage molto fine (“Spumanti giovani e buoni ce n’è tanti: perché farne un altro? Io sono un fondista, mi piace la gara lunga, la prova del tempo…”). Dalla vendemmia 2007 è disponibile anche un Pinot Nero Rosso in purezza, fermentato ed affinato alla maniera borgognotta. “Credo che con una buona materia prima, la vinificazione sia un processo naturale e che il compito del produttore sia solo quello di gestirla assecondando il suo naturale percorso”, dice Marco. Negli anni Marco ha sperimentato molto, e oggi possiamo trovare in commercio alcune bottiglie nate da piccolissime produzioni, spesso poche centinaia, che ci comunicano l’estro creativo di un artigiano e artista del Pinot Nero.

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