Buon 2017

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Cataldo Calabretta

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Cataldo rappresenta la quarta generazione di una famiglia di viticultori. Dopo la laurea in Enologia e Viticultura alla facoltà di Agraria di Milano ha lavorato in diverse aziende vitivinicole. Sette anni fa, insieme alle sue sorelle, ha deciso di ristrutturare l’antica cantina di famiglia e di aggiungere una nuova pagina alla nostra storia.

Da oltre 10 anni l’azienda è condotta secondo i dettami dell’agricoltura biologica, una scelta etica, che di anno in anno sta dando i suoi frutti: ha rinnovato i vigneti, continuando a coltivare il vitigno Gaglioppo su terreni collinari situati nel cuore della “DOC Ciro’”.

Non utilizza lieviti selezionati né attivanti di fermentazione di alcun genere; cerca di ridurre al minimo l’impiego di diossido di zolfo, stabilizzazione tartarica a freddo statica e filtrazione prima dell’imbottigliamento.

In cantina ha recuperato le antiche vasche in cemento, tra le più indicate per l’affinamento e la maturazione del vino Cirò.

Completano la gamma dei vini prodotti da Cataldo: il Rosato prodotto con uve Gaglioppo, il Cirò Bianco a base di Greco Bianco, il Rosato da uve Alicante, il Vino Bianco a base di uve Ansonica per chiudere con un delizioso Vino Passito da uve Malvasia.

I Cacciagalli

 

Realtà dell’Alto Casertano in forte ascesa e le cui bottiglie allettano pure autorevoli palati della stampa di settore. Diana Iannacone e Mario Basco seguono i dettami dell’agricoltura biodinamica su una superficie di 9 ettari vitati divisa in varie parcelle situate in località Cacciagalli e località Aorivola. Un’autentica interpretazione dei vitigni tipici della zona attraverso le peculiarità che il territorio offre, tracciato inequivocabilmente dall’attività del vulcano spento di Roccamonfina: altitudini dai 200 ai 300 metri sul livello del mare, con filari tutti esposti ad est, su terreni di natura vulcanica, sciolti, sabbioso calcarei e con buona sostanza organica. Mani estremamente sensibili e a segnalare addirittura ulteriori progressi in divenire la giovane età delle vigne – fino a 10 anni – impiantate ad Aglianico, Piediorosso, Pallagrello Nero, Falanghina e Fiano. Quasi tutti i vini sono affinati in anfora, con macerazioni sulle bucce più o meno lunghe e il tutto attraverso fermentazioni spontanee, nessuna chiarifica e filtrazioni, o qualsivoglia aggiunta di additivi.

Opificio del Pinot Nero

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Marco si definisce un garagista, piccoli numeri e serie limitate. Pinot Nero vinificato in rosso e soprattutto Spumante Metodo Classico. Una sfida difficile: il Pinot Nero, oltre ad essere una delle varietà più impegnative da coltivare in vigna, è anche un’uva che non perdona l’inesperienza in cantina, pena la produzione di un prodotto mediocre e banale. Il punto di riferimento di Marco è chiaramente la Francia, ovvero Champagne e Borgogna. A casa, nella sua “stanza del vino”, ha esposto tutte le bottiglie che gli hanno fatto provare una grande emozione. “Mi servono per non perdere il senso della mia ricerca. Su ognuna ho scritto con chi l’ho bevuta, dove e quando, e spesso un commento. Lo so, sono quasi tutte bottiglie francesi, ma che volete farci? Il grande pinot nero lo fanno loro! ” Marco vuole sperimentare tutte le possibili espressioni del vitigno di cui è innamorato, ma è consapevole che ogni sperimentazione in cantina deve partire da una materia prima perfetta. Non si stanca mai di ripetere che solo con un’uva buona e sana possiamo ambire a produrre un vino buono e sano. È quindi nei vigneti che vengono concentrati inizialmente gli sforzi: scelta dei siti con le migliori caratteristiche micro-climatiche e geologiche, migliori cloni francesi, potature severissime per ottenere rese molto basse, vendemmia manuale in cassette solo quando l’uva ha raggiunto la perfetta maturazione aromatica e polifenolica. E – innanzitutto – imponendo anche ai propri conferenti un’agricoltura rispettosa della terra e dell’ambiente. È un perfezionista, consapevole della propria ossessione per la qualità. Dal 2009 vengono commercializzati dall’Opificio del Pinot Nero spumanti rigorosamente metodo classico, sia bianchi che rosé. Marco ama le bollicine raffinate ed eleganti, e sin dall’inizio sceglie di far riposare le bottiglie sui lieviti per molti anni, lasciando che sia il tempo a sviluppare i complessi profumi terziari e un perlage molto fine (“Spumanti giovani e buoni ce n’è tanti: perché farne un altro? Io sono un fondista, mi piace la gara lunga, la prova del tempo…”). Dalla vendemmia 2007 è disponibile anche un Pinot Nero Rosso in purezza, fermentato ed affinato alla maniera borgognotta. “Credo che con una buona materia prima, la vinificazione sia un processo naturale e che il compito del produttore sia solo quello di gestirla assecondando il suo naturale percorso”, dice Marco. Negli anni Marco ha sperimentato molto, e oggi possiamo trovare in commercio alcune bottiglie nate da piccolissime produzioni, spesso poche centinaia, che ci comunicano l’estro creativo di un artigiano e artista del Pinot Nero.

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Francis Boulard

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Francis Boulard

Francis Boulard è vigneron in champagne dal 1973, quando decise di lavorare con suo padre Raymond, nell’azienda famigliare che all’epoca contava 3 ha vitati. Negli anni insieme al fratello e alla sorella arrivano a occuparsi fino a 10 ha di vigneti divisi tra il Massif de Saint Thierry, la Vallée de la Marne e La Montagne de Reims (Grand Cru Mally).Francis decide di dedicarsi ad una viticoltura che fosse priva di prodotti di chimica di sintesi alla fine degli anni ’90, quando si rende conto da studi effettuati che i prodotti utilizzati per contenere le malattie funginee in vigna penetravano all’interno della pianta fino a rimanerne tracce nel vino. E’ così che inizia a dedicarsi ad una viticoltura biologica, prendendo spunto anche dall’agricoltura biodinamica, ritrovandosi a gestire i vigneti come faceva il nonno tempo addietro. Parte da 0,6 ha nel 1996 fino a quando nel 2004 sarebbe stato convinto a convertire tutta l’azienda famigliare.Il fratello e la sorella però non erano d’accordo, avrebbe comportato troppo lavoro manuale, così decisero poi di dividersi in parte uguale i vigneti, a Francis rimasero 3 ha. Nel 2009, insieme alla figlia Delphine, fondano l’azienda Champagne Francis Boulard, creando un progetto personale, nuovo senza l’influenza della sua famiglia. Francis oggi prosegue con l’idea che lo ha portato fino a qui, viticoltura naturale, vinificazione spontanea, senza additivi e senza filtrature, pochissima solforosa in vinificazione. I suoi Champagne sono oggi tra le più grandi espressioni della regione per mano di un RM.
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